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Lettere alla Gazzetta – La sanità della Puglia dei numeri alle persone

La sfida all’Assessore alla Sanità e Presidente della Regione Puglia in ordine ad una revisione umana e possibile ed indiscutibile della Sanità pubblica:

La medicina è un’esperienza intellettuale ed operativa peculiare che va gestita dagli esperti con gli strumenti cognitivi degli esperti, come erano un tempo i baroni universitari e i direttori sanitari, che reclutavano i migliori o, almeno, i meno peggio, perché insieme avevano visto soffrire, piangere e morire i malati, ciascuno con la propria avventura di vita, di relazioni, di lavoro, di sogni… così facevano anche politica sanitaria e politica sociale. L’odierna crisi della sanità è innanzitutto crisi culturale, che alimenta il pressapochismo, di etica della responsabilità, che porti al rispetto della res publica, delle capacità di intravedere prospettive, di costruire sistemi e di attenzione per i dettagli, per cui occorre cercare i “mercanti di luce”, come Francesco Bacone definiva gli studiosi… disponibili a rischiare per le loro idee, pentiti (si fa per dire!), che venendo dall’interno del sistema ed essendone stati vittime sono disponibili a rivelare i meccanismi delle malversazioni, connivenze, tolleranze, mistificazioni deprimenti e ributtanti, tese al mantenimento dello status quo, “cambiando tutto per non cambiare niente”, per incompetenza e per quel fondo di accidia che deriva dalla incultura del tegnu famiglia.
E’ stata questa la proposta del mio intervento sulle pagine della “Gazzetta” dello scorso 14 agosto: ne supra crepidam sutor, ribadita dalla delicata testimonianza della ginecologa Claudia Rita Mazzarella sulla “Gazzetta”dell’8 Gennaio e, ancora più recentemente, dall’oncologo Giuseppe Serravezza. Come può vedere, dauni, peucezi e messapi suggeriscono che non c’è da chiudere e, soprattutto, da aprire alcunché, in base a caotici criteri statistici o da geografia aerospaziale, irriguardosi della connotazione dei luoghi e delle risorse professionali esistenti. Emiliano di lasci guidare per la via franchigena della gestione privatistica dei posti letto ospedalieri, del novero dei ricoveri inutili, delle cartelle desolamene operative complesse indecorose già per la classificazione di semplici e delle semplici monoposto, delle prescrizioni insensate, del grottesco della medicina difensiva e delle Commissioni invalidi, della ferialità della medicina di gruppo, del sonno ristoratore dei medici di continuità assistenziale, della ammuina delle ambulanze del 118, della moltiplicazione dei pani del privato convenzionato… tutto sotto gli occhi di tutti, su su fino ai suoi direttori, medici, amministrativi e generali, incapaci di capire anche il gesto disperato del telefonino nella sala operatoria: invece di guardare al problema e vergognarsene, si è montata una cagnara da far ridere l’Italia.
Emiliano rinunci per un solo giorno al suo presenzialismo e prenda esempio dal presidente di un lontano Paese avanzato come la Tanzania, John Magufuli, che visita in anonimo i suoi ministeri. Senza questo tipo di impostazione, capace davvero di raggiungere e doppiare gli standard qualitativi e quantitativi del Nord, anche la sua gestione seminerà dissapori e disperderà risorse, bocconi ghiotti per gli industriali della salute che stanno a ridersela come i manigoldi della Protezione civile dopo il terremoto de L’Aquila. Ecco, solo con un lento, sereno, attento, misurato rimaneggiamento è possibile costruire una rete assistenziale sanitaria d’avanguardia, perché a misura d’uomo, del territorio, degli uomini che vi abitano, acquistando solo i consensi ed approvazioni, costringendo al cambio di mestiere i faccendieri del business della salute.

Dr. Piero Achille
Medico neurologo e farmacologo Presidente Fondazione “Cucurachi Antonia per lo studio della vasculopatie cerebrali” e “Achille Giovanni per la umanizzazione delle cure mediche”
San Pietro in Lama (Lecce)

La Gazzetta del Mezzogiorno
Sabato 20 febbraio 2016